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Pennapiedimonte, sulla Maiella mix di rocce e gole, vette e solchi
Il vallone di Pennapiedimonte, tra tutti quelli della Maiella, mostra certamente le bellezze più drammatiche e i contrasti più inquietanti che la montagna possa offrire. Il lato
sinistro della valle, che oggi appare come una enorme parete boscata che ammanta le coste di monte Ugni e le forre che precipitano nel greto del fiume Avello, fu una immensa carbonaia,
attraversata da mulattiere e sentieri sui quali correvano legna e carbonella. All’opposto, sull’altro lato, stazzi, ricoveri e grotte pastorali, ogni terrazzamento, ogni anfratto
del vallone narra storie di pastori, pecore e lupi. L’escursione inizia al termine dell’asfalto, dove il paese di Pennapiedimonte culmina in un magnifico belvedere naturale
dall’evocativo nome di Balzolo. Parcheggiata l’auto, una prima, ammirata occhiata al poderoso canyon scavato nei millenni dall’Avello. In basso, scorre il torrente, nel grembo di
una forra vertiginosa, che ne occlude le acque allo sguardo. Di fronte, un gran manto boscoso, splendido ora che inizia la fioritura primaverile, cela le scabre asperità di monte Ugni,
mentre alle spalle incombe un roccione bucato dalla forma di un dito proteso verso il cielo. E’ il Cimerocco, che si raggiunge facilmente, guidati da un comodo sentiero (segnaletica
Cai), che procede verso il grande serbatoio dell’acquedotto. Qui, a poche centinaia di metri dalla partenza, c’è l’unico, breve tratto esposto di tutta la gita: lo si supera con
attenzione ma senza eccessive preoccupazioni, approdando a una piccola piana (mezz’ora) protesa sul grande canyon. A questo punto occorre senz’altro effettuare una breve sosta, sia per
prendere fiato, ma soprattutto per godere appieno del grandioso panorama dominato, sullo sfondo, dalla rocciosa e severa mole della cima delle Murelle (2.596 metri). E questo mix di
rocce e di gole, di alte vette e di profondi solchi, di boschi che drappeggiano la fiabesca e selvaggia montagna è il leit-motiv di tutta l’escursione, di tanto in tanto contrappuntato
dalla scoperta di splendidi ricoveri pastorali. Ora si prosegue su di un facile sentiero (tratti di vernice Cai), che attraversa un gradone in cemento su di un evidente ponticello,
supera un calvo colletto e perviene a un ripiano su cui appare una abbeveratoio. Poco oltre, con facile cammino si raggiunge un pinnacolo roccioso, alla cui base, ben segnalato, si
trova il rifugio Pischioli (1.035 metri, un’ora), che è poco più di uno sgrottamento chiuso con un muro a secco e intelligentemente conservato per la memoria collettiva. Ma in un tempo
non remoto fungeva da spartano e non saltuario ricovero per pastori e boscaioli, oggi sostituiti da escursionisti in vena di avventure notturne, grazie anche alla presenza di una
fontanella. Oltre, attraversando una natura che sta rigogliosamente ricostituendo il suo manto forestale dopo anni di pastorizia, si raggiunge un altro ripiano al limitare del bosco,
dove il sentiero si fa appena più erto. Poco più di mezz’ora porta a una bella radura, anch’essa fornita di abbeveratoio, al termine della quale appare una bella area da pic-nic, con
barbecue, tavoloni e fontanino (un’ora, 1.300 metri circa). Qui, confortati dalla vista di montagne spiegazzate, di cascate di roccia e di gobbe selvose, si può por fine al
girovagar per monti e dar fondo alle provviste alimentari. Il ritorno, che ricalca la via già percorsa, richiede un’ora e mezza di lento e ispirato cammino.
Madonna delle sorgenti Parte il pellegrinaggio
PENNAPIEDIMONTE. A piedi per sette chilometri nelle gole della Maiella per pregare alla nicchia della madonna delle sorgenti. Stamattina si parte dal Balzolo per il pellegrinaggio
alle fonti dell’Avello, dove nel 1986 il devoto operaio dell’acquedotto Rocco Capuzzi, oggi in pensione, pose nella roccia una statua della madonna. Al motto di «prega e cammina» i
fedeli arriveranno a quota 986 metri intorno alle 11 per ascoltare la messa concelebrata dal parroco don Antonello con don Rocco Calabrese e padre Tarcisio, dei Frati minori di
Lanciano. Presente il sindaco Vincenzo Carideo, verrà benedetto il nuovo altare in pietra bianca realizzato dagli scalpellini pennesi Antonio e Sandrino Di Santo. «Da 22 anni», racconta
Capuzzi, «numerosi escursionisti diretti nel cuore della Maiella si fermano per una preghiera alla madonna delle sorgenti. Giorni fa, ai suoi piedi, qualcuno aveva portato un mazzo di
rose avvolte in tulle bianco con un biglietto su cui era scritto “madonnina cara, benedici il nostro matrimonio e aiutaci”. Questo pellegrinaggio lo dedichiamo a tutti gli sposi».